Nel 1939 arriva clandestinamente in Italia American Photographs, un racconto fotografico che colpisce fortemente i giovani fotografi di allora e segna in maniera netta la strada a quella che diventerà la corrente neorealista italiana. Immagini forti, realiste, il senso della documentazione e l’analisi delle più svariate situazioni socio ambientali. L’autore di questo lavoro si chiama Walker Evans.

Nasce nel 1903 a St. Louis nel Missouri, figlio di una famiglia benestante, studia in scuole esclusive, intorno al 1926 dopo un periodo di lavoro presso la Public Library di New York parte per Parigi dove frequenta per un anno La Sorbona. Quando rientra negli Stati Uniti decide che il suo lavoro sarà quello di fotografo, misurandosi ben presto con i due mostri sacri di quel periodo: Alfred Stieglitz e Edward Steichen. Fin da subito però rifiuta i modelli stilistici di questi due artisti e comincia ad apprezzare lo stile di Paul Strand, fotografo verso il quale nutre profonda ammirazione, specie dopo aver visto la foto della mendicante cieca (Blind), pubblicata su “Camera Work”.

Nel ’35 entra in contatto con Roy Stryker che lo spinge a partecipare alla FSA (per approfondimenti cerca Farm Secutity Administration) progetto enorme e grande opportunità fotografica. Questo lavoro lo porta in viaggio nel Centro e nel Sud degli Stati Uniti per monitorare, come fotografo, la condizione della gente durante il periodo della grande depressione. Il suo stile, è senza compromessi, austero e semplice allo stesso modo, mostra la condizione degli affittuari, delle loro case, dei loro averi, dei sistemi di lavoro e delle reali condizioni di vita. Mette (insieme ad altri fotografi) in relazione la popolazione, i loro ambienti, la loro comunità con la situazione nazionale.

Anche le architetture contadine e industriali sono soggetti che Evans affronta con molta dedizione, attraverso la lettura di queste situazioni riesce a trasmettere le abitudini e l’esistenza di famiglie e lavoratori in relazione alla grande crisi economica e alle politiche governative.

È un racconto sociale molto profondo, una lezione che rimane impressa nella storia della fotografia e che cambia nel profondo la concezione estetica stessa della fotografia nell’attualità. L’influenza di Evans nella FSA, trasforma un organo di ricerca rivolto all’approfondimento della situazione economica e sociale, in un’esperienza unica per il mondo della fotografia e della storia dell’arte e ancor di più, per le influenze che ebbe sulle future generazioni di fotografi.

Dopo questa esperienza, non conclusasi nel migliore dei modi, Evans lavora come fotografo giornalista per Time, nel ’65 lascia la fotografia professionale per l’insegnamento di arti grafiche presso la Yale University.

C’è da dire, che il Walker Evans che conosciamo è soprattutto il fotografo, quello di American Photographs, e di Let Us Now Praise Famous Men, fatto insieme a James Agee, e del lavoro per la FSA, a volte si cita il suo lavoro sui volti dei passeggeri nella metropolitana, ma Evans, in effetti, è stato un intellettuale, che ha messo la fotografia al centro di un progetto culturale durato tutto una vita, un progetto il cui scopo è stato quello di scoprire, analizzare e conservare la cultura visuale americana.

Oggetti, visioni e funzioni sociali, che vanno sotto il nome di vernacolare. Vernacolare significa banale, popolare, comune, anonimo, privato, quotidiano, ma anche tutte queste cose assieme. Nei suoi scatti si vedono spessissimo, insegne, tute da lavoro, architetture spontanee. Evans colleziona stampe, cartoline illustrate, targhe, insegne e oggetti della cultura popolare rurale e urbana. Quindi, non è solo un fotografo di oggetti, ognuno di questi oggetti ha una valenza propria, una storia, un percorso.

Questa abitudine spesso è considerata un dettaglio biografico, in effetti è molto attinente con il suo lavoro di fotografo e fonda le basi del suo lavoro editoriale, come photoeditor, grafico, impaginatore.

Per lui la fotocamera mente sempre, ma ammira le testimonianze di Sander e di Atget. Evans difensore della cultura popolare dalla serialità industriale, eppure assolutamente contrario a una interpretazione politica del suo lavoro. Può sembrare contraddittorio Evans, forse anche scomodo, uno che fa suoi stili e pratiche fotografiche per poi stravolgere tutto. Un genio comunque, un punto di riferimento per tutti, capace di impressionare per la sua semplicità ed efficacia nella descrizione di luoghi e persone.

Walker Evans muore a New Haven in Connecticut nel 1975.

Testo di Vittorio Gaveglia