Da giovedì 13 luglio a domenica 16 luglio è stata inaugurata la settima edizione del festival di fotografia Cortona On The Move e grazie alla collaborazione con Camera Service Roma, c’eravamo anche noi di Blue70.

Serata di inaugurazione

Conferenze, visite guidate con i fotografi, interviste, proiezioni e dibattiti hanno animato il centro storico di Cortona in questo lungo week end dedicato ai grandi maestri e ai nuovi nomi della fotografia internazionale.

ONTHEMOVE è l’associazione culturale che ha dato vita al Festival, nome che prende ispirazione dal movimento, dalla continua evoluzione culturale e dalla volontà di rivolgere lo sguardo al futuro, cercando di capire ed interpretare l’evoluzione del linguaggio e dei contenuti, così come succede nel mondo della fotografia.

Sin dalla prima edizione, le mostre fotografiche sono allestite in edifici storici di pregio, un tempo inaccessibili e abbandonati, che vengono finalmente riaperti e restituiti come sedi espositive alla cittadinanza e ai visitatori.

Dal 2012, la direzione artistica del festival è affidata ad Arianna Rinaldo che si avvale del prezioso aiuto di collaboratori e volontari, i quali tutto l’anno si dedicano con passione alla buona, anzi ottima, riuscita del Festival.

Anno dopo anno la qualità e la quantità dei contenuti aumentano di pari passo con il numero dei visitatori e il festival è divenuto un punto di riferimento per fotografi professionisti e amatoriali, oltre che per il vasto pubblico nazionale e internazionale tra cui, sempre più numerosi, i giovani studenti di istituti superiori e università.

Ecco il percorso delle mostre di questa settima edizione.

Si parte dal MAEC, con “An Intimate Portrait” di Pete Souza. Pete è stato per otto anni il fotografo personale e ufficiale di Barack Obama durante il periodo della sua presidenza, vivendo una continua altalena di emozioni, cambi di scena e imprevisti ma con il costante obiettivo di tirar fuori sempre qualcosa di nuovo anche da giornate apparentemente uguali tra loro.

Seguendo il percorso si arriva all’EX MAGAZZINO DELLE CARNI, in cui troviamo Adam Ferguson con i suoi ritratti “The Afghans“.

The Afghans

L’Afghanistan vive un conflitto non solo interno che mette a dura prova, giorno dopo giorno, la sua stessa sopravvivenza e la permanenza dei suoi cittadini, che lasciano la loro terra nella speranza di una vita migliore.

Nel 2016 Adam Ferguson ha percorso le strade di Kabul scattando ritratti delle persone con un flash, per cercare di raffigurare una popolazione colta in uno stato di incertezza.

Uscendo da qui, si sale ancora un po’ fino ad arrivare al VECCHIO OSPEDALE, che insieme alla Fortezza rappresenta la sede più suggestiva e capiente di tutta la mostra.

All’esterno troviamo il reportage “L’isola della salvezza” dell’italiano Francesco Comello, un successo indiscusso e premiato con una medaglia di bronzo dal prestigioso concorso internazionale World Press Photo 2017, sezione Vita Quotidiana. A Yaroslavl sorge questa piccola e silenziosa comunità fondata da un prete ortodosso e che oggi accoglie circa trecento ragazzi e ragazze con difficoltà economiche o familiari, diventando per loro un vero e proprio  centro spirituale, educativo e culturale.

Entrando troviamo il progetto di Donald Weber dal titolo “War Sand“. In questo rito visionario di immagini, testi e dati scientifici, il fotografo Donald Weber, scrittore Larry Frolick e il fisico Kevin Robbie, esplorano le spiagge di sabbia in cui l’invasione D-Day è stata combattuta, pollici da pollice, a mano a portata di mano. Il loro compito era quello di raccogliere prove forensi e determinare il destino di questa leggendaria battaglia nel tempo.

La maggior parte delle sale sono dedicate a Justyna Mielnikiewicz con “The Meaning of a Nation – Russia and its Neighbours: Georgia and Ukraine“.

Il lavoro di Justyna Mielnikiewicz è uno sguardo approfondito su alcune delle repubbliche sovietiche dell’URSS, esplorando le frontiere in quanto mutevoli sfere di influenza che si sovrappongono ai confini fisici disegnati sulle mappe. Documenta la vita sulla frontiera orientale dell’Europa e scava fra i significati simbolici e le ricostruzioni storiche di queste terre di confine, che contribuiscono a formare l’identità nazionale e a modellare l’immagine dei Paesi vicini.

Luis Cobelo “Zurumbático” è un progetto omaggio per il 50 anni di Cent’anni di solitudine.

È un lavoro al confine tra realtà e finzione, un viaggio attraverso tutti quei sentimenti e stati d’animo suggeriti dalla parola “zurumbático” che hanno accompagnato l’autore nel Nord della Colombia, dove Gabriel García Márquez è nato e ha costruito la sua opera letteraria.

La mostra “Foreigner” di Daniel Castro Garcia è una selezione di immagini tratte dall’omonimo libro, ma che presenta anche nuovi ritratti, interviste e filmati creati all’inizio del 2017. I ritratti raccontano le storie di immigrati incontrati e conosciuti nelle le aree di maggior affluenza dei rifugiati e dove l’immigrazione ha un’incidenza più forte: Italia, Balcani, Grecia e Francia.

Il PALAZZO MANCINI SERNINI ospita Silvia Amodio con “L’arte del ritratto” curata da Roberto Mutti”.

Ritratti attenti, studiato in cui nulla è lasciato al caso. Che siano persone affette da albinismo, bambini al lavoro in Perù o dei cani con i loro padroni, Silvia chiede ai suoi soggetti di essere semplicemente se stessi..e il risultato si vede nei suoi scatti.

Nella FORTEZZA DEL GIRIFALCO La mostra più attesa è sicuramente quella di Donna Ferrato, dal titoloAmerican Woman: 40 Years (1970s-2010s)

American Woman: 40 Years (1970s-2010s)

Passeggiando nell’ala distaccata della fortezza, si vive un vero e proprio viaggio nel tempo, quello lungo quarant’anni di Donna Ferrato e della figura femminile americana. American Woman raccoglie per la prima volta all’interno di una mostra le sue fotografie tratte dagli archivi personali, di violenza domestica e di scambismo (swingers) della stessa autrice.

Poi troviamo gli scatti di Matt Black “The Geography of Poverty“, realizzati percorrendo più di 80mila chilometri e 46 Stati americani per fotografare le comunità con tassi di povertà superiori al 20%. Al piano superiore, le ancestrali e surreali foto di Andrea Frazzetta del progetto “Danakil – Land of Salt and Fire”, che ritraggono infinite distese di sale, laghi dai colori psichedelici e vulcani attivi. Salendo ancora c’è Klaus Pichler con il lavoro  “Golden Days Before They End“, realizzato nei “covi” viennesi, bar e locali lontani dall’occhio del turista e in cui il tempo sembra essersi fermato.

Sono tanti quindi, i progetti fotografici di grandi autori e nuovi talenti che aspettano solo di essere scoperti, avete tempo fino al 1 ottobre per vivere questa settima edizione del Festival di Cortona On The Move.