Mi chiamo Alec Soth (che fa rima con “both”).
Vivo nel Minnesota. Mi piace fare fotografia e creare libri.
Ho anche una mia attività che si chiama “Little Brown Mushrooms”.

Così si apre il sito di Alec Soth, un modo simpatico di presentarsi. Eppure la fotografia gli è servita per affrontare la sua estrema timidezza. La terapia è stata lo studio all’università, il relazionarsi con gli altri è stato lo sprone per vincere questa paura.
In un viaggio psicologico di diversi anni dal Mississippi fino alla sua città natale nel Minnesota, fotografa paesaggi e ritrae persone, (Sleeping by the Mississippi) questo suo itinerare è stato confrontato con i viaggi e i lavori di Robert Frank, Walker Evans e Stephen Shore, ma anche alla letteratura di Mark Twain e Flannery O’Connors. Dormire sul Mississippi ha mostrato di Soth l’istintiva comprensione della narrativa e della metafora, ogni immagine è accuratamente scelta per articolare e accentuare il suo senso degli Stati Uniti e in particolare il sud, come luogo frequentato da fantasmi e persone che sono spesso e volontariamente fuori dalla norma. È un universo di sognatori, ripresi in maniera singolare con una macchina fotografica di grandi dimensioni sul cavalletto, che gli permette di osservare il soggetto mentre lui imposta lo scatto e quindi, allo stesso tempo, di poter cogliere l’imbarazzo della persona che gli sta davanti (vedi l’uomo in tuta, occhiali e barba lunga, che stringe modellini di aereo in un atteggiamento duro e fragile, tradendo un’aria sognatrice ed ironica, la fanciullezza che si infrange contro un paesaggio desolato).

Soth lavora attraverso serie fotografiche che raccontano spesso storie inseguite per anni. Possono anche essere considerate singolarmente ma è la sequenza che rende chiaro il messaggio.
Non si esprime in maniera concettuale né simbolica, le sue combinazioni devono avere il riscontro immediato nella realtà. Ma spesso le fotografie mostrano la realtà in maniera diversa dal vero. Come Thomas, il protagonista di Blow up di Antonioni: ha scoperto il delitto e trovato il cadavere nel punto suggerito dalla lettura delle fotografie, ma queste gli verranno rubate e con esse ogni prova. Non resta altro da fare che raccogliere, come nel film, una palla da tennis, o le palline da ping pong dello studio di Soth.

“L’arte esiste, perché la realtà non è né reale né significativa”. (J. G. Ballard)

Con “Broken manual” la sua serie più intrigante porta allo scoperto le parti più oscure e profonde della società americana, realizzato tra il 2006 e il 2010, ha documentato la vita di coloro che hanno scelto di abbandonare la civiltà e sono andati a vivere sui monti. Qui, i ritratti di eremiti contemporanei, reclusi e sopravvissuti, hanno un’aura quasi religiosa: un uomo assomiglia ad un Rasputin di oggi; un altro sembra appartenere ad una mostra di Julia Margaret Cameron. Ma dopo quattro anni di lavoro trascorsi a bussare e a vivere nelle capanne di questi eremiti moderni, Soth scegli di riconnettersi con il mondo contemporaneo.

“Songbook” è un libro realizzato con lo scrittore Brad Zellar, un viaggio in cui sono andati alla ricerca di storie private degli abitanti dei sette stati che hanno visitato. Parla del malcontento americano (sebbene di un tipo meno violento, ma più diffuso) utilizzando il canonico Great American Songbook (si riferisce ai musicisti legati al panorama musicale dei teatri di Broadway) come punto di partenza, Soth medita sulla morte della comunità negli Stati Uniti attraverso quello che definisce “un approccio musicale alla scelta delle immagini”. È un lavoro lirico, quasi elegiaco, fotografato in bianco e nero e all’apparenza nostalgico. È una grande continuazione di un’altra serie di Soth, “Looking for love”, che mostra come gli americani tentano, e spesso non riescono, a collegarsi tra loro in un mondo social-mediatico, dove termini come “comunità”, “amico” “sociale”, negano in effetti una connessione vera e propria.

Soth è un fotogiornalista, un blogger, un autore-attore, un instagrammer, un educatore”, uno che capisce che oggi la condivisione dell’immagine è cruciale, come l’immagine stessa. Ma nonostante il suo uso di blog e social media, Soth è essenzialmente un tradizionalista.

Manca da noi una mostra di Alec Soth, lui, l’ultra-contemporaneo uomo rinascimentale della fotografia, è oggi il cronista visivo più importante degli Stati Uniti.

Testo di Vittorio Gaveglia